Nel presentare questa pur breve cronaca di storia calcistica locale, dalla sua prima apparizione ad oggi, non nego le innumerevoli difficoltà riscontrate durante questo triennale cammino. L’assenza di una vera e propria struttura organizzata ad archivio per poter raccogliere fonti o documenti, ha reso difficili le operazioni di ricerca, sono stato quindi costretto ad intervistare, scrivere, telefonare a chi ha vissuto quegli anni pionieristici. Il lungo tempo trascorso ha tradito la memoria dei nostri interlocutori e spesso fatti, azioni, gesta, nomi, date si sono accavallati fra loro e solo con molta difficoltà, sono riuscito a mettere un po d’ordine a questi ricordi sbiaditi. Credo tuttavia di poter offrire sufficienti elementi per dar modo ad ogni appassionato di trovare punti di appoggio nella ricostruzione delle alterne vicende calcistiche locali. Pare che a Portomaggiore si sia parlato per la prima volta di calcio nel lontano 1912. Fu il giovane Federico Foschini, figlio del primario dell’Ospedale C. Eppi che, durante il servizio militare di leva, si era entusiasmato al gioco del calcio, di origine prettamente anglosassone e, quando fu congedato, espose ai suoi coetanei le regole di gioco facendo i primi tentativi applicativi. Questo sport altrove, e specialmente nelle grosse città, ormai appassionava e divertiva tanta gente, ma nel portuense fu una fiammata che durò pochi giorni perchè probabilmente il momento “del lancio” non era ancora maturo. Dopo poco… “la grande guerra” ed il giovane Foschini chiamato alle armi per amara sorte, lasciò la giovane vita sui campi di battaglia ed ora il suo nome è scritto sul monumento ai caduti di guerra in piazza XX Settembre. Alla fine del tragico e amaro conflitto, mentre la situazione socio-politica ed economica del Paese era precaria, in ogni borgo si cominciò a prendere a calci una palla di stracci, poi un pallone, con l’intento di segnare qualche goal. Ogni rione del nostro storico paese aveva la sua brava squadretta, che assumeva il nome della zona stessa in cui si viveva: Borgo Moraro, Borgo Macello, Borgo Ponte di Ferro, Borgo Vaticano, Borgo Case Lunghe, Borgo Valmolino, Borgo Carnevali, Borgo Pendaglia. Erano formate da giovani e quasi ogni giorno, si intrecciavano accaniti incontri che spesso finivano a pugni o a sassate… In quella atmosfera di entusiasmo nacque fra al 1918 e 1919 la prima vera squadra, la famosa “Società Sportiva Stella” i cui fondatori furono il signor Amedeo Marzocchi conosciuto come “il signor Io” che assunse la carica di presidente e il signor Giuseppe Cenerelli che ne fu il segretario cassiere, coadiuvati da Formigoni Quinto, Carlini e Buzzoni. Formavano la squadra, di cui fortunatamente si conserva una rara fotografia, i seguenti esponenti: Balboni Mentino, Braghini Giuseppe, Finetti (o Galli) Dino Bassi (fondatore della sezione del Partito Comunista Italiano a Portomaggiore), Barillani, Carlo Capannucci, Alfredo Rossi, Francesco Ravaglia, Rino Pietro Micheli, Orio Trabanelli, Primo Bignami, Mario Ravaglia e Nino Mistri. Oltre a questi vanno ricordati altri giocatori meno attivi calcisticamente ma impegnati culturalmente come Carlo Campoli e Giulio Soriani. A Portomaggiore alcuni ricordano così il prof. Giulio Soriani: il grande naso aquilino sul quale inforcava un paio di occhiali che gli davano un’aria studiosa ma non cattedratica, i curatissimi baffetti alla Menjou, elegante nel portamento e sobria eleganza nel vestire, con cartelle ed album perennemente sottobraccio che riempiva di schizzi, disegni e tavole per gli allievi della sua scuola di via XX Settembre; ma soprattutto al volante della sua Bugatti Rossa. Il prof. Giulio Soriani ha giocato veramente troppo poco nella società calcistica di allora, si rammentano di lui alcune partite disputate in qualità di portiere, vestiva un costume tutto verde e venva chiamato dai coetanei il “ramarro”. Naturalmente erano gli stessi giocatori ed alcuni loro amici che sostenevano le spese e che si incontravano versando poche lire ogni settimana nelle mani del cassiere Cenerelli; erano questi i tempi che oltre al viaggiare in bicicletta – fortunato colui che l’aveva – si doveva provvedere anche agli indumenti per il gioco. Fu festa grande… quando Carlo Campanucci si recò a Ferrara in bicicletta per comprare il primo pallone di cuoio, fu un evento eccezionale. Erano in molti ad attendere il suo ritorno sul Ponte Volpi per essere i primi a vedere il pallone e toccarlo… E pensare che era un pallonaccio pesantissimo, con la stringa esterna, come si usava a quei tempi, e colpirlo di testa, a volte, si provavano le pene dell’inferno… La divisa era completamente bianca. Alcuni, come si legge nella fotografia, usavano una cintura di pelle per reggere i calzoncini o le bretelle e addririttura Carlo Campanucci sfoggiava una elegante… cravatta nera. Fu la società “Stella” che affrontò per la prima volta le compagini dei paesi vicini e, a quanto risulta, con lusinghieri risultati. Nei primi tempi, tutti o quasi erano giocatori, in seguito invece vennero selezionati i migliori e i giovani che si mettevano in luce nelle squadre dei borghi, passavano poi alla “Stella”, che a poco a poco rappresentò sempre meglio e con maggior autorità il calcio portuense. Si giocò ovunque: Ostellato, Valcesura, Copparo, Montesanto, Molinella, Alfonsine. Le prime partite si disputavano nella cosidetta Piazza della Coltellina, che ora non esiste più; era un piccolo spiazzo compreso fra via Mazzini e via Roma, sulla strada del cimitero, dove mettevano le tende i circhi equestri e dove si fermavano, nei giorni di fiera, i baracconi dei divertimenti. Fu poi usato il Foro Boario, situato fra l’ex Scolo Bolognese e l’attuale via C. Eppi, dietro la cabina elettrica, su cui si trova oggi il deposito dell’acqua potabile.Era questa un’area di forma ellittica, circondata da un doppio filare di alberi e da altri due filari, uno trasversale l’altro longitudinale cha la tagliavano in quattro zone pressoché uguali. Il campo di gioco era una di queste, quella che sembrava la maggiore, tuttavia era comuque troppo piccola per potervi disputare dei veri e omologabili incontri di calcio. Sarebbe bastato tagliare gli alberi che formavano “un braccio” di quella croce per unire due zone vicine ed ottenere così una superficie di 100 x 40 metri, sufficienti per disputarvi gli incontri. Però le autorità comunali di allora erano ben lontane dall’interessarsi di queste cose, anzi furono accusati di vandalismo coloro che avevano avanzato la proposta che gli alberi venissero abbattuti… Sembrava che non ci fosse soluzione al problema e che la Società Stella, nata fra tanto entusiasmo, dovesse rimanere senza un vero terreno di gioco. Ma il dinamico presidente “il signor Io” Marzocchi non si diede per vinto: gli alberi dovevano essere abbattuti ad ogni costo! In una notte della primavera del 1920, gli affiliati alla società Stella si diedero convegno al Foro Boario con seghe e scuri di ogni forma e dimensione… Si riunirono silenziosamente, passandosi la parola come veri congiurati, perchè si voleva giungere all’abbattimento degli alberi prima dell’intervento di chicchessia. Quello che avrebbe potuto succederepoi, non aveva alcuna importanza perchè, una volta abbattuti, gli alberi non avrebbero più potuto essere ripristinati e il campo sarebbe stato fatto… Così, quando si seppe che la Guardi Municipale signor Pampolini era già andato a dormire e non avrebbe potuto sorprenderli, si diede inizio alla operazione.Gli improvvisati boscaioli furono: il presidente Amedeo Marzocchi, suo fratello Oddone, Rino Pietro Micheli, Giulio Soriani, Carlo Campoli, Nino Mistri, Edmondo Argazzi, William e Orio Trabanelli, Giannetto Bottoni, Primo Bignami, Alfredo Rossi, Giuseppe Braghini, Scanavini ed altri. Quella notte è ancora viva nel ricordo dei partecipanti, tanto grandi furono la paura, l’apprensione e l’esaltazione di tutti. Il rumore delle seghe e delle scuri, il fragore degli alberi che si abbattevano al suolo, lo spezzarsi dei rami facevano temere ad ogni istante lo svegliarsi del paese o l’arrivo dei Carabinieri… ma non successe nulla! Fu indetto un torneo intercomunale, vinto dalla squadra locale, al quale presero parte numerose formazioni dei paesi della provincia. La nostra squadra era così costituita: Ravaglia, Balboni, Bottoni 1°, Bottoni 2°, Trabanelli 1°, Trabanelli 2°, Brunelli, Pivati, Scanavini, Rossi, Micheli, Grassi, Argazzi, Bignami, Delaiti, Barilani e Limonari. A questo proposito si rammenta un paricolare gustosissimo. La squadra del Copparo, una delle più forti della provincia, invitata a Portomaggiore, sconfisse i nostri per tre reti a zero. Tale sconfitta lasciò la bocca amara ed un profondo desiderio di rivincita. L’occasione si presentò qualche tempo dopo. Per l’inaugurazione del nuovo stadio, la Copparese, sicura di ottenere nuovamente una più significativa vittoria invitò la squadra di Porto. Ebbero però la poca accortezza di fissare sui manifesti un premio di lire 500 per la squadra vincente, premio, che a ragion di logica, doveva rimanere in casa. I dirigenti copparei non avevano pensato alla ferrea volontà di rivincita dei giocatori portuensi, perchè all’atto pratico le cose si risolsero diversamente. Si rammenta ancora che, in una giornataccia di pioggia e vento con il campo ridotto ad un pantano, tra urla e fischi, i portuensi, pur avendo dovuto forzatamente mettere in campo giocatori inadatti, vinsero per una rete a zero, messa a segno da Sandro Pivati. Allora “apriti o cielo”!!! Il premio, su cui avevano fatto affidamento per una lauta cena, si era dileguato. Si disse che era stato indicato un monte premi per rendere più interessante la gara. Quei ragazzi puntarono i piedi e ci volle del bello e del buono per distoglierli da quella che non era più una fuggevole bolla di sapone. Ne nacque un parapiglia e quegli undici “mocciosi” dettero sfogo alla loro delusione con una serie di epipeti all’indirizzo degli organizzatori copparesi. Morale: sassate contro le capotte delle automobili, gomme tagliate, fanali senza “carburo”, vetri rotti e qualche botta in testa… da allora, impera una canzone che si ripete ad ogni incontro tra le squadre. Da quella che si chiamava Stella, Virtus, Dominante, Umanitas, Andrea Doria nacque, lunedì 7 Maggio 1928, alle ore 21 presso il Teatro Blè di via Roma la Società Polisportiva Portuense con a capo Giuseppe Baricordi e Corrado Agodi.Si iscrisse al campionato provinciale dei liberi – U.L.I.C. – e lo vinse con largo margine. A tenere le redini del gioco, dopo qualche anno, fu il benemerito “Beppino” Santi che avviò la squadra alla sua piena maturità tecnica con l’espera guida di un appassionatoquale Paolo Mazza. Vinsero ripetutamente il campionato provinciale dei liberi, mentre la prima squadra fu finalista di terza divisione, per passare poi con estrema facilita, dalla seconda alla prima divisione. Nell’arco di tre stagioni la Società Polisportiva Portuense passò dai campionati dilettantistici – U.L.I.C. – (ULICIANO) ai vertici della prima divisione, iscrivendo contemporaneamente tre squadre in gironi e campionati diversi.
Schema riassuntivo:
1928-’29 Campionato Provinciale U.L.I.C.
1929-’30 Campionato di terza divisione. Le riserve vincono il campionato U.L.I.C.
1930-’31 Vince il campionato di seconda divisione ma non le finali regionali
1931-’32 Vince il campionato di seconda divisione e le finali regionali, ed è promossa in prima divisione
1932-’33 Partecipa al campionato di prima divisione e si classifica al 4° posto
1933-’34 Partecipa al campionato di prima divisione e si classifica fra le prime
1934-’35 Partecipa al campionato di prima divisione

a cura del Prof. Pier Giorgio Fabbri

Figura rilevante e determinante della scena calcistica portuense. Padre e padrone dei colori sociali del club rossonero. Adbon Sgarbi fu il personaggio sportivo ferrarese che nel 1927 ceduto dalla SPAL al MILAN divenne capitano dei rossoneri e Azzurro d’Italia. Con la maglia di centromediano della Nazionale Italiana esordì contro la Germania nell’aprile del 1929 riscuotendo applausi e consensi. Il 18 agosto 1929 la sua improvvisa morte a soli 26 anni. Si trovava a Viserba per le vacanze estive e fu colpito da una violenta infezione tifoidea. Trenta giorni prima (luglio ’29) Adbon Sgarbi si trovava a Portomaggiore nel campo sportivo di Foro Boario, invitato dall’allora direzione Pamini Iannucci alla premiazione di un torneo calcistico. Fu da quell’incontro con il grande personaggio sportivo che la S.P. Portuense, su suo suggerimento, ed in suo onore inserì sulla casacca il rossonero a strisce sottili proprio come quelle del suo MILAN.

Nel corso di oltre 70 anni di storia calcistica locale la “premiata” società sportiva ha modificato nome alcune volte.
Forse per esigenze legate al prestigio o per ragioni fiscali o per altro, la Portuense calcio e stata chiamata anche cosi:

dal 1918
– Società Sportiva Stella
– Società Virtus
– Società Dominante
– Polisportiva Humanitas
– Società Andrea Doria

dal 7 maggio 1928
– Società Sportiva Portuense

dal 1957
– Associazione calcio Portuense “medaglia d’oro Gino Forlani e Abdon Sgarbi”

dal 1960
– Nuova S.P. Portuense “medaglia d’oro Gino Forlani e Abdon Sgarbi”

dal 1964
– Portuense Vegè

dal 1984
– Portuense B.B.R.

dal 1986
– Società Calcio Portuense

Lettera di Paolo Mazza del 11.02.1974

Poesia di Jose Peverati del 1975

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